DOVE NASCONO I FUOCHI D'ARTIFICIO?

da Dr. Fabio Lodo
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Storia di una tradizione nata in Cina e maturata in Italia

Sono poche le sostanze che, nella storia, possono vantare un impatto importante come l’invenzione della polvere da sparo. Come in molti di questi casi la sua scoperta avvenne in Cina e fu accidentale.

Esiste un credo popolare secondo cui i cinesi avrebbero usato questa polvere solo per la creazione di fuochi d’artificio. La realtà fu ben diversa. Poco dopo la sua scoperta la polvere nera venne impiegata per scopi militari. Questa preziosa scoperta venne gelosamente custodita dalla Cina per alcuni anni ma in poco tempo si diffuse in tutto il mondo.

Alchimia taoista e la scoperta della polvere da sparo

Per centinaia di anni gli alchimisti cinesi provarono sostanze di origine vegetale, animale e minerale alla ricerca di un magico elisir di lunga vita. Sotto il dominio della dinastia Tang 唐朝 (800 d.C.) un alchimista il cui nome è andato dimenticato scoprì che mescolando le giuste quantità di carbone, salnitro e zolfo si poteva ottenere una sostanza che, se riscaldata, poteva innescare un’esplosione. Certamente non garantiva l’immortalità, ma quell’esperimento non fu un completo fallimento. Per la prima volta il mondo assisteva alla creazione della polvere da sparo.

 

La polvere da sparo in Cina

Non pochi libri di storia scritti in occidente riportano che la polvere da sparo venne usata in Cina solo per la creazione di giochi di prestigio e fuochi d’artificio. Sicuramente questo non corrisponde al vero.

Inizialmente la “Polvere di Fuoco” 火藥 venne usata per celebrare feste e matrimoni. Compressa in un tubo ottenuto con un pezzo di bambù permetteva di ottenere diversi tipi di giochi pirotecnici. Bastarono solo pochi anni e il suo uso venne esteso alla tecnologia bellica.

Durante gli anni della Dinastia Song 宋朝 (900 d.C.) l’uso della polvere da sparo per scopi militari era comune. Viene riportato l’utilizzo di “Fuoco Volante” 飛火 contro il loro principale nemico: i Mongoli. Si trattava di frecce con un tubo di polvere da sparo legata all’asta, in grado di esplodere all’impatto seminando sicura distruzione e probabile panico tra le file di fanteria e cavalleria nemica. L’inventiva dei cinesi non si fermò qui, vennero costruite anche le prime granate a mano, rudimentali lanciafiamme e mine antiuomo. Solo con un leggero ritardo vennero costruiti i primi pezzi di vera e propria artiglieria medievale. I cannoni di epoca Song precedono di almeno 150 anni i loro corrispettivi europei.

 

Il segreto della polvere nera lascia la Cina

Preoccupati che il segreto della polvere da sparo potesse essere divulgato oltre i confini del Celeste Impero, il governo Song nel 1076 proibì la vendita di salnitro a qualunque straniero.

Ma il segreto non poteva essere trattenuto a lungo. Voci dell’esistenza di una tal prodigiosa sostanza arrivarono, attraverso la Via della Seta sino all’India, al medio oriente e infine all’Europa. Si pensa che possa esser stato proprio Marco Polo a trovare la “Polvere di Fuoco” in Medio Oriente e portare la scoperta indietro con sé sino a Venezia. In Europa nel 1267 viene riportata per la prima volta l’esistenza della polvere da sparo e risale al 1280 la prima ricetta dell’ormai nota polvere esplosiva. Il segreto aveva ormai raggiunto l’Occidente e il mondo era profondamente cambiato.

 

La polvere da sparo raggiunge l’Italia

Se i cinesi hanno il merito di averla inventata, il merito di aver portato i Fuochi d’Artificio alla loro massima espressione è sicuramente tutto italiano.

In Italia vennero inventati i primi razzi che sparati in aria potevano esplodere in cascate di colori brillanti in grado di illuminare la notte e meravigliare intere città. La scuola napoletana è sicuramente quella che, tra tutte, vanta la maggior identità pirotecnica. Ancora oggi in Italia è molto sentita e molte sono le manifestazioni pirotecniche di carattere internazionale che si tengono sul nostro territorio.

La materia dei fuochi artificiali è in continuo sviluppo. Per circa 2000 anni gli unici colori che si poterono utilizzare furono il giallo e l’arancione. Solo nel XIX secolo gli artigiani riuscirono ad introdurre il rosso, il verde e il blu. La pirotecnica ad oggi è lontana dalla perfezione, esistono problemi chimici irrisolti nella creazione di particolari tipi di colori che richiedono ancora l’impegno dei maestri di una tradizione antica, nata in Cina e maturata in Italia.