Erbe cinesi: il futuro della terapia antibiotica?

da Dr. Fabio Lodo
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Negli ultimi anni l’utilizzo continuo ed improprio di antibiotici sta portando alle più temute conseguenze: la selezione di nuove specie di batteri multi-resistenti. La ricerca di nuove strategie terapeutiche per far fronte al problema crescente coinvolge anche la medicina tradizionale cinese.

 

 Antibiotici, batteri e meccanismi di resistenza

Lo sviluppo della terapia antibiotica ha permesso di trovare una soluzione alle infezioni batteriche. L’era degli antibiotici, iniziata con lo sviluppo della Penicillina (Flemming, 1929), ha consentito di salvare innumerevoli vite.

Tuttavia quando la terapia antibiotica viene somministrata in modo inopportuno o per un numero di giorni insufficiente, possono essere selezionati pericolosi ceppi batterici resistenti. Questo accade perché all’interno di uno stesso ceppo batterico può esistere una variante che possiede nel patrimonio genetico una mutazione vantaggiosa che gli permette di sopravvivere. La capacità di resistenza all'antibiotico può essere inoltre trasmessa ad altri batteri attraverso molteplici meccanismi. In considerazione anche della resistenza crociata nell'ambito di farmaci con stesso meccanismo d'azione, la capacità dei batteri di acquisire nuove resistenze sembra più rapida della nostra capacità di sviluppare nuovi farmaci antibiotici.

Il fondato timore della comunità scientifica è che possa svilupparsi un ceppo batterico resistente a tutti gli antibiotici disponibili, quindi impossibile da sconfiggere.

Nuove resistenze: il caso delle polimixine

I medicinali a base di polimixine sono disponibili dagli anni ‘60. L'uso limitato in virtù dell’introduzione di antibiotici con minori effetti collaterali ha contribuito a mantenerne l'attività nei confronti di una serie di batteri divenuti resistenti agli antibiotici comunemente utilizzati. Ciò ha portato negli ultimi anni ad una ripresa dell’utilizzo di polimixine nei pazienti per i quali le opzioni terapeutiche sono limitate a causa delle multi-resistenze. Nell'ottobre 2014 l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha completato la riesamina di sicurezza ed efficacia dei medicinali contenenti gli antibiotici colistina o colistimetato sodico (noti come polimixine) nel trattamento di infezioni gravi resistenti agli antibiotici standard.

Nel novembre 2015 in Cina è stato isolato per la prima volta un ceppo di E.Coli resistente alle Polimixine. Questo fenomeno non è isolato: nel mese di maggio lo stesso meccanismo di resistenza è stato identificato nel Regno Unito e solo pochi giorni fa un ceppo di E.Coli resistente a colistina è stato isolato su una paziente donna affetta da un'infezione delle vie urinarie in Pennsylvania (USA). Sebbene questo ceppo si sia dimostrato sensibile ad altri antibiotici, l'insorgenza di questa nuova resistenza spinge alla ricerca di soluzioni per far fronte alla minaccia emergente.

 

Il futuro nella medicina cinese?

La ricerca di nuove strategie terapeutiche contro la multi-resistenza batterica sta portando sempre più l’attenzione verso la fitoterapia cinese nella cura delle infezioni.

Il National Institute for Health Research (Regno Unito) ha recentemente dato il via libera ad uno studio clinico in cui le erbe cinesi verranno somministrate dai medici di medicina generale ai pazienti con ricorrenti infezioni delle vie urinarie.

Negli ultimi 50 anni il governo cinese ha condotto un estensivo studio sulle proprietà farmacologiche delle erbe utilizzate nella medicina tradizionale cinese, non senza risultati: molte sostanze hanno dimostrato un’azione antinfiammatoria e antibatterica. Ciò spiegherebbe agli occhi della moderna scienza l’efficacia precedentemente attribuita dalla tradizione cinese. Da almeno 2000 anni la medicina cinese ha annoverato all’interno della propria farmacopea varie sostanze in grado di trattare quelle che oggi chiamiamo infezioni batteriche. 

In questi giorni in cui la certezza negli antibiotici vacilla, la medicina cinese offre una soluzione antica per un problema moderno. 

 

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